Tag suggestion: la nuova trovata di Facebook che mette a rischio la privacy

Quando si parla di facebook si associa da sempre una parola: Privacy. Quel concetto di privatezza che è esploso da alcuni decenni con la nascita del telefono cellulare. Un discorso che ha preso sempre più piede con l’avvento del computer, con le aree sottoposte a video sorveglianza, con le intercettazioni, ed oggi sempre di più con i social network. La “piccola f” è la piattaforma incontrastata per quando riguarda quest’ultimi. Conta ormai più di cinquecento milioni di utenti e può posizionarsi come il secondo più grande continente. Facebook è diventato un successo planetario, senza precedenti per quando riguarda le piattaforme web. Il successo è evidenziato dalla grande attenzione dei media, dal continuo adeguarsi dei grandi siti web, soprattutto quelli d’informazione, alle applicazioni e ai pulsanti del social network. Non c’è un sito che non abbia i famosissimi pulsanti “Like”, “Recommend”, o “Share”, inventati proprio dagli sviluppatori del famoso social network. Facebook è un qualcosa che è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ne fa parte integralmente, ormai. Ha una percentuale di incidenza così tale sulla nostra vita, che le grandi associazioni, sia private che statali, che si occupano di privacy, controllano costantemente i cambiamenti e le evoluzioni della piattaforma dei profili in blu. L’ultima trovata degli sviluppatori di facebook ha messo in allerta il mondo del web. L’ultima genialata che viene fuori dagli uffici di Palo Alto in California, si chiama Tag Suggestion. Si tratta del riconoscimento virtuale di un’immagine, un metodo più semplice per poter trovare utenti ed amici. Il sistema è molto semplice. L’utente dalla memoria corta, che non ricorda più il nome del suo miglior amico d’infanzia, o della sua prima fidanzata, e non sa come ricercarla, non dovrà affidarsi più a tecniche complesse per poter ricordare, a cartomanti che leggano nel passato, o semplicemente a ricerche che durano ore, per controllare tra le liste di conoscenti degli amici, e degli amici di amici. Basta avere una foto recente e il gioco è fatto. L’applicazione tag suggestion ci consente di caricare la foto della persona che stiamo ricercando, ed un algoritmo realizzato ad hoc, ne studierà i lineamenti del viso, ed altre caratteristiche del volto, mettendole in relazione con le caratteristiche degli altri utenti iscritti. Alla fine ci verrà visualizzata una lista di possibile utenti che assomiglino al soggetto presente nella foto, in modo tale da consentirci un riconoscimento fotografico. E’ senz’altro una magnifica idea, ma pericolosa? Molti sono scettici. Secondo l’opinione pubblica e le aziende specializzate nel controllo della privacy, l’applicazione rischia di superare tutte le impostazioni di sicurezza aggiunte finora (con notevole sforzo) dagli amministratori del social network. Ciò che è a rischio è la privacy globale e non una piccola percentuale. Il problema non è l’utente che utilizza facebook responsabilmente, ma di quelli che ne possano approfittare per scopi illeciti di qualsiasi tipo. Le foto personali sono indicizzate benissimo dalla società di Mountain View, Google, che ci permette una facile ricerca e un salvataggio automatico. Al riconoscimento ci ha pensato facebook. Un rispetto della privacy che è altamente a rischio per i terabyte di informazioni personali che facilmente possiamo reperire sulla rete delle reti, e che le grandi aziende che gestiscono il mercato internauta, come facebook, ne sfruttano le vulnerabilità per incrementare notevolmente i loro fatturati, mentre gli utenti finali sono ignari dei grandi rischi che corrono nel rendere la privatezza dei dati così facilmente condivisibili. Facebook per il momento sulla nuova applicazione ,che si trova in fase di testing, ancora non si sbilancia. Non si parla di possibili impostazioni o restrizioni che l’utente può configurare. Ma il rischio di ritrovarci con questa applicazione, da un giorno all’altro, con impostazioni già definite e non modificabili, c’è ed è reale. A facebook interessa solo incrementare il fatturato, sapendo che a buona parte degli iscritti in fondo non interessa la propria privacy, ma vuole solo divertirsi, chattare e conoscere gente, e l’azienda dai profili in blu li accontenta sempre di più.

Il seguente articolo è stato pubblicato sul numero 31 dell’International Post

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