Perché ci ostiniamo tanto?

Giovedì 12 Aprile, mentre ero sul mio posto di lavoro intento a preparare il locale per accogliere i clienti infrasettimanali, mi sono affacciato sull’uscio della porta e mi sono soffermato a guardare il manto stradale del vicolo Mario La Vipera. La piccola stradina che congiunge piazza Arechi II (già Piazza Vari), con Piazza Piano di Corte, era invasa da cicche di sigaretta, bicchieri di plastica, cannucce e anche qualche bottiglia di vetro. Si stava avvicinando un altro fine settimana e il vicolo doveva smaltire ancora i segni di un week end Pasquale molto movimentato. Qualcuno ci ha provato, ma il vicolo era stato vittima di una spazzata molto veloce e superficiale.

La mia deformazione professionale e soprattutto il mio attaccamento a questa città, mi ha spinto a prendere una scopa di tipo casalinga, che si portava dietro i segni di lunghe “scopate”, ed una piccola paletta e ho cominciato a pulire il vicolo.

E’ uno dei quei compiti che non mi aspetta né da cittadino, né per il tipo di lavoro che svolgo, ma come ho appena detto, l’ho fatto uno perché ci tengo alla mia città, e due perché ci tengo ai clienti che frequentano il locale nel quale lavoro. E’ giusto che entrino con il sorriso ed escano con il sorriso, e questo incide anche sull’ambiente esterno. Il lavoro di Barman è particolare per questo motivo, perché non è limitato alla sola miscelazione di drink, ma anche alla cura del clienti, o almeno questa è una filosofia che io abbraccio completamente, ma che dovrebbe coinvolgere chiunque faccia questo lavoro. Bisogna saper essere anche umili e riuscire a pulire un vicolo.

Ed è quello che ho fatto io quella sera, e mentre pulivo guardavo incredulo le migliaia di sigarette che si erano incastrate tra una pietra e l’altra e pensavo che forse la situazione potesse migliorare mettendo uno spegni cicche all’esterno. E mentre spazzavo tra bicchieri di plastiche e cannucce, pensavo anche al basso senso civico della gente. E continuavo a spazzare, cercando di eliminare del tutto le svariate cicche di sigarette incastonate tra quelle pietre ormai non più allineate. Segno di un’evoluzione tra il peso di una carrozza trainata da un cavallo, e quello di una macchina che trasporta la gente della “movida” fin dinanzi ai locali. E lì ti viene da pensare che quella è una zona a traffico limitato…ma la sbarra è aperta e lasciamo spazio all’immaginazione.

E mentre spazzi, pensi che quello non è il tuo lavoro, e lo fai per amore della tua città e del tuo lavoro, e quel fine settimana comunque prenderai il tuo compenso, senza chiedere nulla a nessuno. Ed è lì che viene da chiederti, perché coloro che invece sono pagati per fare questo non lo fanno. Perché in una città dove si paga una delle tarsu più alte in Italia, non si fa questo semplice gesto. “Ma quelli sono i locali che sporcano. Devono essere loro a provvedere.” e ti viene in mente la frase dell’operatore che passa la mattina presto, ma che altro non è che una squallida scusa per non farlo. E allora cominci a pensare:”ma perché io che lo faccio per un semplice atto di attaccamento, per deformazione professionale, senza avere nulla in cambio, se non la gloria e la soddisfazione di vedere un vicolo pulito, non lo fa chi viene pagato per fare questo?” E lì che dici:” ma perché ci ostiniamo tanto”. Perché ci ostiniamo tanto a vivere in una città dove ognuno fa quello che gli pare. Perché ci ostiniamo a vivere in una città dove nessuno vuole migliorare, ma dove tutti dicono che siamo migliori. Perché ci ostiniamo a vivere in una città sperando in quel cambiamento sapendo già che mai avverrà. Perché lo facciamo.

Forse lo facciamo perché siamo sanguigni, perché siamo patriottici. Perché aspettiamo quella svolta che ti può far dire:”ho sperato, ho atteso, ho sofferto e ci sono riuscito”.

Forse ci ostiniamo perché crediamo di vivere nella città più bella del mondo, o forse lo facciamo perché qui ci sono troppi amici. La mamma che non ti fa mancare niente. L’amico che ti fa risparmiare, perché siamo di cuore. Forse ci ostiniamo per la Serie B, o forse perché abbiamo i vicoli e piazzetta. Ma forse ci ostiniamo per i Sanpietrini, o per la Gloria Sannita, unico popolo a sconfiggere i Romani e ad umiliarli. Forse ci ostiniamo perché siamo una delle città più piovose in Italia, e con il più alto tasso d’umidità. Non lo so…Forse ci ostiniamo semplicemente perché siamo sognatori di una città che verrà…

O forse perché siamo semplicemente dei nostalgici…

Guardiamo il passato invece di guardare al futuro.

Guardiamo alla frase di Edward Hutton:”Nulla in Italia è più antico di Benevento”.

Ci basiamo sulla magnifica descrizione di alcuni manoscritti sulla città di Benevento, ricordando la sua “Ingemmata Corona di Gloria”. Ricordiamo il Romano sconfitto e il magnifico patrimonio artistico che ci ha lasciato quel grande popolo di conquistatori.

Ma Benevento è ancora quella città? Cosa direbbe Edward Hutton guardandola oggi? Quante differenze troverebbe colui che ha dedicato decine di pagine per descrivere lo splendore di questa città del ‘700? Cosa direbbe lo stesso Traiano? Pensate che ritornerebbe di nuovo per conquistarla?

Troverebbero un nostalgico barman pulire un vicolo stretto, cercando di renderlo vivibile e frequentabile e lo troverebbero immerso nei suoi pensieri…e forse anche loro si domanderebbero perché si ostinano tanto a guardarmi.

Girerebbero le spalle e andrebbero via altrove.

Category: Pensieri vaganti... | Tags: , , Comment »


Leave a Reply



 

Back to top