La distillazione della vita

 

Goccia

[…] non solo la medicina, ma anche l’antica pratica dell’alchimia è stata coinvolta nella formazione della tecnica della distillazione europea. L’alchimia era un ramo molto rispettato delle scienze fisiche, e il suo obiettivo principale era quello di riuscire a trasformare i metalli in oro. La gente credeva che se tale processo fosse stato scoperto, esso sarebbe potuto essere applicato al corpo umano per estrarre da quel guscio la linfa vitale ed arrivare ad ottenere l’eterna giovinezza. Con la scoperta dell’alcol, attraverso la distillazione, poteva raggiungere livelli di purezza sempre maggiori, e così la gente iniziò a credere che gli alcolici potessero essere il Santo Graal…l’acquavitae. […]

Questa è la parte introduttiva della Grande Enciclopedia dei Cocktail, scritta da Stuart Walton. L’autore in queste poche righe  fa capire quanto sia stata importante per la scienza, e soprattutto per la gente comune, la scoperta della distillazione. Quale impatto abbia avuto sulla comunità dell’epoca; una società che non vedeva la scienza come noi la vediamo oggi, dove una scoperta scientifica è più legata alla risoluzione di un caso, ma dove tra la gente aleggiava ancora quella sorta di atmosfera magica: loro ricercavano nelle scoperte degli scienziati dell’epoca, l’elisir di lunga vita, dell’eterna giovinezza e la scoperta della distillazione li aveva fatti gridare al miracolo. Tra le righe di Watson si parla di Santo Graal…ma perché? e soprattutto cos’è la distillazione?

Sarò molto sintetico. Dovete sapere che l’alcol non è un elemento presente in natura, ma viene creato da particolari microrganismi durante il processo di fermentazione alcolico, appunto. Durante questo processo questi microrganismi mangiano gli zuccheri e producono l’alcol che noi consumiamo, quello etilico, però durante questo processo vengono prodotte altre sostanze altamente nocive per il nostro corpo. Quindi dalla miscela fermentata, noi dobbiamo tirare fuori l’alcol etilico, cioè l’alcol buono, e per fare questo dobbiamo separare le sostanze nocive, dalla sostanza non nocive, che non a caso prendono il nome di “Cuore”. E’ qui che entra in gioco la distillazione, che è quel processo che ci permette di separare le sostanze nocive, dall’alcol etilico, sfruttando i processi fisici di trasformazione da stato liquido a stato gassoso e viceversa. Però dovete sapere che la distillazione è un processo molto molto lento, soprattutto nella trasformazione da stato gassoso a stato liquido: le sostanze vengono fuori “goccia a goccia” (diapositiva), che appunto rappresenta il significato etimologico di distillazione.

Quindi capirete quanta filosofia c’è dietro un processo del genere e soprattutto dietro una società come quella medievale che ricercava l’elisir di lunga vita. Con la distillazione loro credevano di aver trovato quel processo fondamentale, dove da una miscela del “tutto”, si poteva tirar fuori la “purezza” di quella sostanza. E’ come prendere tutti gli abitanti del mondo, buttarli in un distillatore e dividere i pezzi di merda, dai buoni. Né di più e né di meno. Ma perché questa riflessione? Perché io credo che all’epoca quella società abbia sbagliato il tiro. Il problema che quelle persone cercavano l’elisir di lunga vita, l’elisir dell’eterna giovinezza, andando quindi a ricercare qualcosa di impossibile, contro natura, per quanto possa essere bello e filosofico il processo della distillazione.

Invece, arrivato a trent’anni, credo che l’arte della distillazione si possa relazionare a qualcosa di molto più complesso, forse la cosa più difficile in questa vita, che rappresenta il rapporto con gli altri, la conoscenza delle persone che ci circondano. Provare a capire perché persone che credi di conoscere come il palmo della tua mano, un giorno sembri non conoscerle più, che possano manifestarsi con gesti di scortesia, con qualche atteggiamento che non ti aspettavi. Provare a capire perché in fondo, in questo difficile, tortuoso e bello cammino, noi non riusciremo mai a capire una persona fino in fondo, a leggere nella propria anima. Ed è in questo che possiamo relazionare i nostri atteggiamenti alla stupenda arte della distillazione, con qualche sostanziale differenza.

In fondo quando noi ci relazioniamo con una persona, lei ogni giorno vedrà un lato di noi, scoprirà qualcosa di noi, brutta o bella che sia. Ogni giorno noi gli regaleremo qualche emozione, o gli toglieremo qualcosa. Nella nostra vita noi possiamo rispecchiarci giorno dopo giorno, in quelle gocce che scendono lentamente andando ad arricchire la nostra giornata, ed ognuno di noi, giorno dopo giorno, potrà conoscere e assaggiare svariate tipologie di gusto. Ecco! Questa è la prima sostanziale differenza, perché dalla distillazione alcolica noi dobbiamo prendere necessariamente il “cuore”, l’alcol etilico, mentre nella distillazione dell’anima noi non possiamo decidere, non sappiamo qualche sostanza ci viene incontro, qualche goccia cadrà nell’ampolla della nostra vita. Dobbiamo assaggiare ogni goccia, correndo tutti i rischi del caso. Ed è questo che rende il tutto così complesso e difficile. Ognuno di noi, ogni giorno, si manifesta nella goccia del proprio distillato, ed è così che queste gocce tutte insieme si rapportano tra di loro, si uniscono, creando globalmente quella rete di relazioni che permette a questa terra di sentirsi ogni giorno viva.

Ma spostando la visione singolarmente, lo scenario cambia. Noi ogni giorno siamo il frutto di questo processo di distillazione lento e macchinoso, che è la vita, e l’immensa differenza con la distillazione alcolica, è che lì alla fine del processo siamo in grado di degustare un prodotto finito, mentre rapportato alle relazioni umane, il processo di distillazione della vita, non ci darà mai la possibilità di conoscere il prodotto finito, ma l’opportunità di degustarla giorno dopo giorno con il rischio di provare in ognuno di noi la goccia cattiva, quella mediocre…o la purezza.

 

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